Dal 27 al 29 novembre, presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Palermo, si è tenuta la Conferenza Nazionale delle Cliniche Legali — un appuntamento che, in una felice coincidenza, si è svolto nell’anno del decimo anniversario della CLEDU. La Clinica Federiciana è arrivata a Palermo con un gruppo forte, coeso, entusiasta: la prof.ssa Flora Di Donato, tutors e studenti, per un totale di 12 partecipanti, la delegazione più numerosa d’Italia. Una presenza che non è solo un numero, ma il segno di una comunità clinica viva, in cammino, capace di portare con sé energie, storie e sguardi diversi.
Sono stati giorni intensi, densi di parole, incontri, domande e visioni. Giorni che hanno restituito la sensazione limpida di appartenere a qualcosa che cresce, che respira, che si trasforma attraverso il dialogo e il confronto. Un promemoria potente di cosa può accadere quando il diritto incontra le vite reali e diventa strumento di ascolto, dignità e possibilità.
La Conferenza di quest’anno ha affrontato un tema cruciale:
“La crisi dell’età dei diritti. Il ruolo delle cliniche legali”. Un invito a interrogarsi su come rendere l’accesso ai diritti davvero effettivo, e su come costruire una pratica giuridica che metta al centro le persone, soprattutto quelle che restano ai margini.
Il 28 novembre, la Statelessness Legal Clinic, (con la partecipazione del tutor Renato Ianniello e dei borsisti; Kim Bertorello, Cristina Brando, Francesca Trombetti D’Orta, Alfonsina Verlezza e Rocco Capasso), ha condiviso il lavoro svolto nell’insediamento rom di Giugliano, all’interno del workshop
“Statelessness Legal Clinics: prassi e sfide di un progetto clinico multi-territoriale”, insieme alle cliniche gemelle di Roma Tre e dello IUC di Torino. L’attenzione e gli apprezzamenti ricevuti hanno valorizzato la dedizione degli studenti e il coraggio di portare avanti una missione complessa, in un contesto fragile ma pieno di umanità, incontri e resistenza.
Nel pomeriggio del 28 novembre, la prof.ssa Flora Di Donato e la prof.ssa Chiara Di Stasio dell’Università di Brescia hanno tenuto un intervento dal titolo: “Un dialogo interdisciplinare tra diritto internazionale e filosofia del diritto nella protezione internazionale: l’esperienza congiunta delle cliniche legali di Brescia e Napoli”. Le due relatrici hanno offerto una riflessione profonda sugli elementi clinico–legali che incidono sulle richieste di protezione internazionale e sulla preparazione alle audizioni in Commissione territoriale.
Durante l’intervento, le professoresse hanno inoltre presentato alcuni passaggi di ricerca accademica, avviata due anni fa e culminata nella pubblicazione del volume:
“Accesso alle audizioni nella procedura per il riconoscimento della protezione internazionale. Analisi di pratiche e teorizzazioni clinico-legali”. Una ricerca che rappresenta uno dei contributi più significativi degli ultimi anni nell’incontro tra teoria giuridica, filosofia, e metodo clinico. A seguire, si è tenuta la presentazione dello sportello clinico-legale della Federico II, Casa Bartimeo. La tutor Emanuela Ippolito e le studentesse Gaia Montagna, Gioia Sirangelo, AnnaMaria Guerriero ed Emanuela Barone hanno esposto un lavoro dal titolo: “La Clinica Legale di Casa Bartimeo e il lavoro in rete contro l’esclusione sociale e l’inefficacia del diritto”. La loro relazione ha portato all’attenzione del pubblico alcuni dei casi più emblematici affrontati quest’anno, mettendo in luce i punti nevralgici del metodo clinico caratteristico dello sportello: •l’importanza delle prime interviste di conoscenza; •la cura del setting e del linguaggio utilizzato dagli operatori; •l’attenzione alla narrazione come strumento di fiducia, riconoscimento e accompagnamento; •la necessità di costruire uno storytelling collaborativo ed efficace, capace di incidere realmente sulla buona riuscita del caso. Il team ha poi proposto una simulazione di intervista tra Commissione territoriale e cliente, soffermandosi sulle tecniche, sulle domande e sugli accorgimenti necessari per garantire una piena ricognizione della storia del richiedente e una valorizzazione rispettosa e accurata dei suoi vissuti. Il pubblico ha espresso grande apprezzamento, riconoscendo la maturità, la sensibilità, la determinazione del gruppo di Casa Bartimeo, e manifestando sostegno per il loro lavoro futuro.
Le giornate di Palermo ci ricordano, ancora una volta, ciò che anima il nostro agire clinico: la convinzione che la giustizia nasca dall’incontro. Un incontro fatto di ascolto, presenza e responsabilità condivisa. È lo stesso spirito che guida la Statelessness Legal Clinic nei territori più fragili e che illumina le stanze di Casa Bartimeo: luoghi diversi ma un’unica direzione, quella di una giustizia che non si limita a interpretare la realtà, ma la abita, la attraversa e la ricompone insieme alle persone che la vivono. Nel cerchio di Casa Bartimeo, così come nelle attività della SLC, gli studenti apprendono un modo nuovo di fare diritto; gli avvocati riscoprono il senso più autentico della professione; e le persone che incontriamo ritrovano voce, spazio e dignità. È lì che le storie si fanno diritti e i diritti tornano ad avere un volto. E se c’è un filo che unisce Palermo, Napoli, Giugliano e ogni luogo che attraversiamo, è proprio questo: una giustizia che prende forma nella relazione e si costruisce insieme, passo dopo passo, vita dopo vita.






















